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L'arte contemporanea nel nostro paese

Da molti anni il nostro paese è considerato privo di spazi espositivi. L'affermazione è errata, visto che, per quanto riguarda le collezioni d'arte storiche dei musei, le opportunità espositive dell'Italia sono numerose e di ottimo livello, un patrimonio che tutto il mondo ci invidia. E tuttavia, l'interesse per il patrimonio storico-artistico è inversamente proporzionale a quello verso l'arte contemporanea, cioè verso l'arte che aiuta a comprendere il presente.

La nostra formazione guarda al passato, alle opere di Michelangelo, di Giotto, di Raffaello, per comprendere i quali abbiamo a disposizione molti strumenti. Ma credo che oggi l'unico modo per cercare di orientarsi nel complesso mondo dell'arte contemporanea è quello di guardarla e poi guardarla ancora. Solo acquisendo la dovuta familiarità con essa, sarà possibile distinguere con dimestichezza gli artisti dai ciarlatani, il serio lavoro di ricerca e l'originalità dalla moda.

L'arte contemporanea richiede modelli di percezione diversi da quelli con cui si osserva un quadro storico del passato. Solo con una continua osservazione del contemporaneo è possibile rompere gli abituali modi di guardare l'opera d'arte. Solo con una capillare diffusione ed esposizione in luoghi inusuali come banche, mercati, scuole e negozi (ad esempio la grande iniziativa di Energia Contemporanea, organizzata dalla Fiera Contemporanea di Forlì, con l'esposizione delle opere all'interno degli Istituti Bancari della Romagna) è possibile far conoscere l'arte contemporanea.

Molti si chiedono dove va l'arte contemporanea; molti si interrogano sul significato dei quadri di oggi, si preoccupano di ciò che l'artista vuole dire, si chiedono se sono quadri o meno. Sono convinto che fra qualche tempo, si coglierà un filo conduttore e ciò che oggi appare un caos di linguaggi, forme e immagini, diventerà comprensibile. Gli artisti testimoniano il presente e anticipano il futuro.

La mia pittura è una ricerca della "luce" attraverso il colore. Potrà sembrare un paradosso, ma non è forse la luce che scomposta ci da i colori? Dittici, trittici, polittici, anche di grandi dimensioni, di forma verticale, dove trionfa il colore e la luce.

Sono convinto che la visione della nuova pittura deve essere basata esclusivamente sulla struttura genetica del colore e, quindi, sulle sue nuove disponibilità estetiche ed artistiche.

Giuseppe Bertolino  

 

   

 

 

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